Se proviamo ad osservare la situazione italiana dal punto di vista finanziario per provare a capire come proteggere il patrimonio dal disastro Euro, saremo certamente tutti d’accordo nell’affermare che ci sono nubi all’orizzonte che appaiono sempre più minacciose, il dibattito su l’ipotesi di una uscita dell’Italia dall’ Euro è ancora più vivace ed attuale che mai, ma a prescindere dalle eventuali valutazioni degli esperti se la cosa sarà o meno favorevole all’Italia, tutti concordano sul fatto che nel breve periodo avremo in un modo o nell’altro grosse difficoltà.

Lo scenario attuale:

Punto 1) il debito pubblico continua a crescere.

Ha raggiunto il 133% del Pil nel 2016, contro il 129% di tre anni prima. L’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) ha recentemente rivisto le previsioni di crescita del paese per il 2016 e il 2017.  L’Istat ha indicato una “minore vitalità dei consumi interni e degli investimenti privati”, che peserà sulla crescita del Pil.

Punto 2) E se Draghi avesse ragione?

Se per uscire dall’euro, ci dobbiamo accollare un nuovo debito con la Bce di 358 miliardi? Un debito che l’Italia starebbe accumulando anno dopo anno e che diventerà presto insostenibile?

Punto 3) Se l’uscita dall’euro non venisse governata ma subita?

Se anziché governare un eventuale uscita dall’euro, l’Italia sarà destinata a subirla nel caso in cui  qualche altro paese (magari fondatore) dovesse sganciarsi per primo dall’unione monetaria, provocando la dissoluzione della moneta unica? Mi viene in mente la Francia, visto che da quelle parti il dibattito sul tema euro è molto in avanti e la Le Pen sembra avere molte chance di vittoria alle prossime elezioni.

Quello che voglio sottolineare è che non appare affatto remota la possibilità che l’Italia si trovi a dover affrontare questa eventualità (quella della dissoluzione dell’euro) in maniera del tutto impreparata e senza un piano “B” che gli consenta di contrastare, per quanto possibile, lo shock che ne deriverebbe.

Ma di quale shock stò parlando?

Leggo di previsioni mediamente così rappresentate: possibile gap con la Germania:

-ipotesi ottimistica 20%

– realistica 30%

– pessimistica 40%

Cosa succede ai risparmi degli italiani? Cosa accade ai costi delle materie prime che importiamo? Quanto aumenterà il gas per il riscaldamento, la benzina, i trasporti, le spedizioni, la bolletta della luce ecc. ecc. e il valore del patrimonio immobiliare? Ripeto nel breve periodo?

E’ vero che che l’interesse della Germania non è quello di affossare il cambio della nuova lira perchè metterebbe in serie difficoltà il comparto bancario tedesco esposto nei confronti del debito italiano, e inoltre consentirebbe all’industria italiana di guadagnare consistenti quote di mercato sottraendole alla stessa Germania. Quindi non sarebbe affatto remota la possibilità che la Germania sostenga la futura lira, sostenendo sia il cambio che il valore dei titoli di Stato.

Ma quanto durerebbe questa fase di assestamento, quanto tempo ci vorrà per ritrovare nuovi equilibri valutari e finanziari nel nuovo assetto che si andrebbe a creare? Siete disposti a vedere il valore del vostro patrimonio oscillare dalle stelle alle stalle senza avere nessuna possibilità di controllo?

Come proteggere il patrimonio dal disastro Euro?

Il mio mestiere non è fare il consulente finanziario, quindi non darò assolutamente consigli operativi su come salvaguardarsi da eventi catastrofici come potrebbe rivelarsi la disgregazione dell’area Euro, faccio solo qualche ragionamento ad alto voce,cercando di comprendere le difficoltà di chi si ritrova con un patrimonio in Italia, distribuito su qualche conto corrente di banche italiane, magari investito in BTP con rendimenti al 1,5% se va bene.

Io vivo in Inghilterra da più di due anni ormai, e come molti altri italiani che sono qui, sono ben contento di poter assistere in modo abbastanza neutrale ad una eventuale dissoluzione dell’Euro, i miei averi sono ben distribuiti e denominati in sterline ed in dollari, cerco e investo in attività sul suolo inglese e americano in buona parte nel settore immobiliare, principalmente Londra e Florida.

Se non hai capito come proteggere il patrimonio,  se ritieni di non poter affrontare serenamente la eventuale tempesta che si dovesse scatenare il giorno in cui si deciderà di abbandonare l’euro, posso solo rammentarti che non è necessario essere residente all’estero per trasferire il proprio patrimonio.

Secondo le norme della comunità europea vige il diritto di stabilimento, cioè un Italiano può tranquillamente costituire una società LTD in UK per svolgere la propria attività, nessuno ti vieta di patrimonializzare la neonata società al fine di realizzare investimenti immobiliari o mobiliari che siano. La legislazione inglese è semplice ed efficace, la giustizia funziona bene, il fisco è vantaggioso, la nazione è stabile, l’economia in crescita, i consumi in crescita, il valore degli immobili stabile, le opportunità di business sono tantissime, basta solo decidersi e fare il passo, non c’è nulla di complicato.

Qualunque sia la vostra decisione cercate comunque un modo per sottrarvi ai rischi che probabilmente riserva il futuro agli europei.

Good Luck!

 

 

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