Il Fallimento non è come lo raccontano

Avevo 18 anni quando per la prima volta entrai in contatto con questa parola Fallimento, la mia vita sino ad allora non aveva mai avuto punti di contatto con un certo aspetto del mondo imprenditoriale se non da molto lontano,  e suonava alle mie orecchie molto sgradevole, carica di un significato negativo.

Nell’ immaginario collettivo italiano se sei  fallito sei un cattivone,  una persona che ha sottratto qualcosa alla comunità per i propri interessi personali, qualcuno che si è giocato ai dadi la sua fortuna, che ha speso a puttane i soldi per l’università dei figli, che ha lasciato i dipendenti senza stipendio per andare al casinò di Campione a prendere a schiaffi i sani principi del buon padre di famiglia.

Ma la realtà può essere molto diversa da quella che si immagina, troppo spesso noi italiani tendiamo a giudicare gli altri con pochissimi elementi a nostra disposizione  e traendo conclusioni affrettate e lontane dalla verità, come se giudicare gli altri in modo negativo producesse più autostima per noi stessi.

Ma il fallito prima di essere un imprenditore è una persona, con i suoi difetti, le sue debolezze, i suoi sogni.

E tutti quelli pronti a sparare a zero sul quel conoscente, amico, parente, cliente, fornitore che disgraziatamente si è visto recapitare un istanza di fallimento, hanno mai pensato a cosa si può provare a veder distrutti i propri sogni in un istante? Pur essendo in buona fede?

Non è solo colpa loro, è il sistema Italia che è marcio anche in questo settore, non posso certo dimenticare quei curatori fallimentari che girano in Porsche e vantano redditi che neanche Briatore, quanti giudici di sezione fallimentare sono finiti sotto inchiesta e sono stati condannati o rimossi o trasferiti? Leggi qui

Ma nessuno credo possa capire sino in fondo il tormento che ti corrode dentro, i tuoi rimorsi, i se avessi fatto, se avessi detto che ti svegliano di soprassalto la notte.  Eppure  c’è una cosa che vi accomuna tutti dopo il passaggio della bufera, quando le acque si sono calmate e tutto è alle spalle, ed è lo sguardo, quello sguardo di chi ha navigato i mari in tempesta ed è sopravvissuto, portando con sé le cicatrici e le ferite ancora aperte di quei dolorosi insegnamenti pagati a caro prezzo.

Oggi per me quella parola “fallimento” ha un significato diverso, indica una battaglia persa, che ha lasciato delle ferite ma che ha contribuito ad una crescita interiore, ed è sinonimo di capacità. Per essere chiari se dovessi scegliere qualcuno da mettere alla guida di un azienda, preferirei chi ha navigato quei mari in tempesta e sfracellato la nave sugli scogli, rispetto a chi ha solo veleggiato in porti sicuri.

Adesso so che esiste la possibilità per te capitano coraggioso di rimetterti in pista, di riprendere il largo, di ricominciare a solcare le acque senza doverti affidare alla moglie, la compagna, la vecchia nonna che ti presti il nome, so che puoi  dimostrare a quello stato italiano quanto ingiusto sia stato nel modo di considerarti, di quanto assurde e punitive siano quelle leggi che hanno votato in un parlamento di corrotti, e dimostrare a quel giudice così intransigente che il suo tornaconto personale può ficcarselo nel culo!

 

Il tuo nuovo vascello si chiama Limited Company e ti stà aspettando..