Il reato di esterovestizione è spesso sottovalutato o ignorato da pseudo consulenti arraffoni, evitate di credere alle promesse bensì informatevi bene anche presso commercialisti e tributaristi esperti, prima di avventurarvi in imprese che vi porteranno al fallimento in breve tempo.

Sarò breve, conciso, chiaro e andrò dritto al punto: Il reato di esterovestizione si configura allorquando una società che ha la sede legale all’estero, ad esempio in Inghilterra, è però gestita, diretta, amministrata dall’Italia, i suoi amministratori Italiani, cioè, prendono le decisioni inerenti la società, stipulano contratti, fanno affari sul suolo Italiano, o attraverso gli strumenti del Web ma sempre dall’Italia.

La società inglese risulta quindi essere una cosiddetta “scatola vuota”, non ha una sede operativa in Inghilterra, non ha personale in Inghilterra e non fà affari in Inghilterra.

Mi premeva spiegare questi concetti in modo molto chiaro perchè la domanda ricorrente tra le decine di e-mail che ci arrivano è:

“posso utilizzare una LTD Inglese per fare affari col mio sito Web anche se sono residente in Italia e non ho intenzione di trasferirmi?”

Se avete qualche competenza in diritto tributario, o comunque ve la cavate con la lettura e la comprensione di norme anche un pò complesse, potete fare riferimento all’art. 73 del  TUIR,  i commi significativi sono il 3 ed il 5-bis, io proverò a farne una disamina qui con l’aiuto del testo “Il concetto di esterovestizione” pubblicato da © Wolters Kluwer Italia

Ai sensi dell’art.73, comma 3, del TUIR “si considerano residenti le società e gli enti che
per la maggior parte del periodo di imposta hanno la sede legale o la sede dell’amministrazione o
l’oggetto principale nel territorio dello Stato”. I predetti requisiti sono tra di loro alternativi,
in quanto è sufficiente il ricorso anche di uno solo di essi perché il soggetto possa essere
considerato fiscalmente residente in Italia.

In questa citazione rileviamo il concetto di residenza fiscale delle società, da non confondere con quello riferito alle persone fisiche che invece potete ricordare leggendo questo articolo: Residenza fiscale………. o guardando questo video

Ciò posto, quindi, ai fini normativi, rilevano tre aspetti fondamentali per considerare una società o un ente residente nello Stato italiano:

  1. La sede legale: deve risultare dall’atto costitutivo o dallo statuto.Esso potrebbe apparire, prima face, un elemento di scarso rilievo, in quanto trattasi di un requisito di carattere formale che, come noto, si identifica con la sede sociale indicata dal contribuente nei richiamati atti.

  2. La sede dell’amministrazione, che è il luogo dove si svolgono le attività amministrative e di direzione. La rilevanza di tale criterio ai fini dell’individuazione della residenza è stabilita oltre che dalla normativa tributaria anche da quella civilistica. Infatti,l’articolo 25 della Legge n. 218/957, che ha sostituito l’articolo 2505 del c.c., dispone che “le società, le associazioni, le fondazioni ed ogni altro genere di ente, pubblico o privato, anche se privo di natura associativa, sono disciplinati dalla legge dello Stato nel cui territorio è stato perfezionato il procedimento di costituzione. Si applica, tuttavia, la legge italiana se la sede dell’amministrazione è situata in Italia ovvero se in Italia si trova l’oggetto principale di tali enti”.

  3. L’oggetto principale della propria attività, che è il luogo dell’attività effettivamente esercitata da un soggetto diverso dalle persone fisiche. Per quanto concerne“l’oggetto principale dell’impresa”, si fa riferimento, in questo caso, all’attività che la società  o l’ente svolgono, al fine di raggiungere lo scopo sociale. Relativamente all’oggetto esclusivo dell’attività, l’articolo 73 del TUIR: al comma 4, stabilisce che “l’oggetto esclusivo o principale dell’attività per gli enti residenti è determinato in base all’atto costitutivo o allo statuto, se esistenti in forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata o registrata”;al successivo comma 5, sancisce che “in mancanza dell’atto costitutivo o dello statuto nelle predette forme, l’oggetto principale dell’ente residente è determinato in base all’attività effettivamente esercitata nel territorio dello Stato; tale disposizione si applica in ogni caso aglienti non residenti”.Invero, ai fini dell’individuazione del luogo di esercizio dell’oggetto principale,non deve aversi riguardo a quanto indicato in atti formali (atto costitutivo o statuto),ma è necessaria un’indagine mirata a verificare dove l’attività venga effettivamente esercitata dalla società o dall’ente. Nel caso in cui si abbia una società con sede legale all’estero ma con oggetto sociale o sede dell’amministrazione in Italia, rileva comunque il luogo in cui si trova la sede dell’amministrazione.

Ulteriore elemento da tenere in considerazione esaminando il reato di esterovestizione, è l’inversione dell’onere della prova introdotto con il decreto legge n.223, del 4 luglio 2006, contenente “Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione fiscale”.

Con l’obiettivo di contrastare il fenomeno delle società cd. “esterovestite”, l’art. 35,comma 13, del citato D.L., ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano una presunzione legale relativa, in base alla quale, in presenza di determinate condizioni, la sede dell’amministrazione di società ed enti (formalmente) non residenti si considera, salvo prova contraria, esistente nel territorio dello Stato.

Con estrema semplificazione: l’Agenzia delle Entrate vi contesterà la violazione delle norme contenute nel Tuir e spetterà a voi dimostrare che la vostra società non è una costruzione di puro artifizio atta all’esclusivo obiettivo di sottrarsi alle imposte italiane, ma che persegue obiettivi leciti e legittimi.

Spero troviate utile questo articolo, che vi abbia chiarito cosa sia il reato di esterovestizione. Per precisazioni, consigli, approfondimenti contattatemi pure per e-mail.