Rispondo pubblicamente alla mail di un lettore sul tema investire a Londra, Gabriele F. mi ha posto una domanda la cui risposta può essere utile a molti, sarà una risposta a puntate, perciò se non ti garbano le serie tv, le telenovelas, i telefilm, questo articolo non fa per te:

“…ho cinquant’anni tre figli di 16-18-23 una moglie e nessuno di loro sarebbe disposto ad abbandonare l’italia per trasferirsi all’estero, ma io ho un gruzzoletto da parte che vorrei far fruttare, allora mi guardo intorno e mi rendo conto di quanto sia rischioso lasciare i miei soldi su un conto corrente di una banca italiana, men che meno comprare i prodotti che mi propongono le banche, per carità dopo quello che è successo con Banca Etruria e compagnia bella, mettere in piedi un business in Italia? qui l’economia ed i consumi sono sotto terra…che faccio?

Bella domanda Gabriele, ma io non posso risponderti! O meglio potrei dirti di venire ad investire a Londra ma non come devi investire i tuoi soldi perchè non sono un promotore finanziario, però posso fare con te un ragionamento e farti vedere le cose da un altro punto di vista, mostrandoti alcune possibilità.

Perchè investire a Londra conviene.

Uno dei PIL più alti tra i paesi industrializzati del mondo, occupazione stabile e continui investimenti in infrastrutture, investire a Londra continua a rappresentare un punto di riferimento per gli investitori internazionali. Capitale Europea per le StartUp  leggi questo articolo se vuoi capire perchè chi vuole avviare un’azienda farebbe bene a farlo a Londra piuttosto che in qualsiasi altro posto in Europa. Opportunità di business in una città di 8/14milioni di abitanti che lavorano, vivono, si divertono, consumano, sono dietro l’angolo.

Potrei stare qui a farti il riassunto di tutto il blog e ribadire i vantaggi di un sistema fiscale come quello inglese rispetto a quello italiano, i vantaggi di una burocrazia più amica e attenta a non frenare gli imprenditori ma piuttosto ad agevolarli, i vantaggi di inserirsi in un mercato vivo e florido, pieno di concorrenti sì, ma dinamico e ricco di occasioni per emergere. Il fatto che il Regno Unito sia una nazione molto più “Business friendly” è oramai una ovvietà.

Allora è meglio se mi soffermo a ragionare su altri aspetti, e magari a rispondere alla classica domanda inevasa da tutti i siti che si scopiazzano i contenuti fra loro, la domanda che tutte le persone normali si pongono:

Sì, ma se voglio investire a Londra, nel concreto che cosa dovrei fare?

Vai sul sito della Ryanair, prenota un volo per Londra ed un Hotel per qualche giorno, porta con te il passaporto, non la carta di identità, il passaporto! Quando arrivi fatti un giro in centro, tanto per respirare un pò l’aria che tira, magari da Primark in Oxford Street al n.499 o quello al n.28, oppure da Harrods 87-135 Brompton Road, o ancora LIBERTY LONDON Regent Street.

Riposati un pò perchè le passeggiate sono lunghe, però il giorno dopo infilati in una filiale della LLoyds Bank, quella colorata di verde con lo stemma col cavallo nero, e chiedi di aprire un conto corrente personale, sarà sufficiente il Passaporto! Chiedi di collegare al principale anche un conto in euro se preferisci, altrimenti dovrai cambiare i tuoi euro in sterline ad ogni versamento o trasferimento che farai, questo ti lascerà in balìa dei tassi di cambio che come sai oscillano periodicamente, a volte ne sarai avvantaggiato, altre volte no.

Dopo l’intervista dell’impiegato in cui ovviamente fornirai le tue generalità, ti verrà consegnata la tua splendida debit card verde e uscirai dalla banca libero di farti altre ore di passeggiate sul suolo inglese.

Ottimo, Bravo! Hai visto? hai già fatto il primo passo per investire a Londra, semplice no? Adesso hai un conto, torna a casa tua in Italia, accendi il computer e fatti un bonifico. Ricorda che dovrai dichiarare nella tua dichiarazione dei redditi che possiedi un conto in UK. Non preoccuparti, è del tutto legale, sei libero di possedere un conto corrente in qualsiasi nazione europea! Basta dirlo!

Ti riporto in fondo alla pagina la Circolare n.28/e del 2 Luglio 2012 dell’agenzia delle entrate in merito ai conti correnti detenuti all’estero. Lo sò che ti annoia da morire leggere stà roba, se non vuoi farlo e ti fidi, c’è scritto che devi pagare una imposta fissa di 34,20 € all’anno per ogni conto corrente detenuto con giacenza media superiore ai 5.000€.

Cosa ci faccio adesso con un conto corrente in UK?

Semplice, hai cominciato a costruirti la tua alternativa, hai cominciato a mettere in atto il tuo piano di conquistare il mondo, il tuo mondo, quello dove vivrai sereno con la tua famiglia.

Un conto corrente in UK è il primo passo di altri che seguiranno, come quello di costituire la tua Limited company, che sarà lo strumento con cui farai i tuoi investimenti.

Scarica la guida da questa pagina oppure sul lato destro di questo articolo, in alto, e dagli giusto uno sguardo, presto approfondiremo il discorso se avrai voglia di seguirmi, se avrò un feedback da te, altrimenti significa che non sei interessato e scriverò qualche ricetta di cucina, le “melanzane ripiene” ti piacciono?

 

 

2.4.1 Conti correnti e i libretti di risparmio detenuti in Europa
Per i conti correnti e i libretti di risparmio detenuti in Paesi della Unione europea o in Paesi aderenti al SEE che garantiscono un adeguato scambio di informazioni, l’imposta è stabilita in misura fissa pari a quella prevista dall’articolo 13, comma 2-bis, lettera a), della tariffa allegata al D.P.R. n. 642 del 1972,
attualmente pari a euro 34,20.Tale misura va applicata con riferimento a ciascun conto corrente o libretto di risparmio detenuti all’estero dal contribuente.
In caso di estinzione o di apertura di tali rapporti in corso d’anno, l’imposta è rapportata al periodo di detenzione espresso in giorni e per i conti cointestati,
l’imposta fissa è ripartita in base alla percentuale di possesso. L’imposta in misura fissa non è dovuta qualora il valore medio di giacenza annuo risultante dagli estratti conto e dai libretti sia non superiore a euro 5.000. A tal fine occorre tener conto di tutti i conti o libretti detenuti all’estero dal contribuente presso il medesimo intermediario e a nulla rilevando il periodo di detenzione del rapporto durante il periodo d’imposta. Nel caso in cui il contribuente possieda rapporti cointestati, al fine della determinazione del predetto limite si tiene conto degli ammontari riferibili pro quota al medesimo contribuente. Infine, se il conto corrente ha una giacenza media annuale di valore negativo, tale conto non concorre a formare il valore medio di giacenza per l’esenzione. L’applicazione della misura fissa nonché della soglia di esenzione di euro 5.000 per l’applicazione dell’IVAFE si riferisce esclusivamente ai conti correnti e ai libretti di risparmio detenuti in Paesi della Unione europea o in Paesi aderenti al SEE e non ad altre tipologie di attività finanziarie. Nel caso in cui operi l’esenzione collegata alla soglia di euro 5.000, i dati relativi ai conti correnti e ai libretti di risparmio detenuti nei predetti Paesi non devono essere indicati nella dichiarazione dei redditi,
fermo l’eventuale obbligo di compilazione del modulo RW.