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Sognando Paradisi Fiscali

Oggi ho deciso di fare un pò di “outing” e ti racconto di quando mi misi in testa di portare la mia azienda in uno dei paradisi fiscali tanto decantati da faccendieri e  pseudo consulenti della domenica. In quel periodo ero stato affascinato dalla conoscenza di un personaggio che viveva sempre sul filo del rasoio, al limite tra il lecito e l’illecito, ma l’aveva sempre fatta franca, mi ricordava un moderno Lupin del fisco, e mi colpì nell’immaginario con qualche episodio strabiliante ben raccontato davanti a un buon bicchiere di vino.

Caro Libero dalle Tasse, mi disse, a dispetto del tuo nome qui quello davvero Libero sono io, perchè ho messo in atto per anni un sistema di elusione che mi ha fatto guadagnare Milioni! Così cominciò a raccontarmi del suo sistema, oggi conosciuto molto bene anche dal fisco, tantè che esiste una normativa antielusiva per combattere il fenomeno che oggi chiamano “Transfer Pricing”.

Il sistema in realtà è molto più semplice a farsi che dirsi, quindi te lo spiego con un esempio.

 

C’era una volta un Cinese, un Libanese ed un Napoletano!…

 

Il Cinese viveva nella provincia di Shangai e possedeva una fabbrichetta, 150 operai che lavoravano in 500mq di capannone per produrre una quantità sterminata di borsette da donna. Quattordici ore di lavoro al giorno per consegnare in tempo lotti da migliaia di pezzi a 4 euro al pezzo. Il Cinese guadagnava da fare schifo, come piace a me, mentre i suoi operai erano un pò meno felici…ma questa è un altra storia.

Il Libanese era un tipo schivo, non si conosceva esattamente la sua occupazione, la sua residenza, si sapeva solo nome e cognome e mezzo indirizzo, aveva una carta di identità completamente sgualcita e si mormorava fosse un uomo solitario per via del suo alito pesante. Il Libanese era suo malgrado proprietario di una società di cui non conosceva nè l’oggetto nè l’ubicazione, sapeva solo che da quella società percepiva un buon stipendio e ci campava anche la vecchia madre ammalata.

Il Napoletano invece…che personaggio! Un uomo di spirito, sempre allegro gioviale, elegantissimo sempre pronto allo scherzo e a fare bagordi. Il Napoletano sapeva il fatto suo ed aveva una azienda nella provincia di Caserta che commercializzava indovinate cosa?…..Borsette da donna! Il Napoletano comprava dal Libanese delle stupende borsette da donna che pagava ben 40 euro ciascuna, nonostante sapesse bene che la società Libanese le pagava solo 4 euro cadauna e le facesse arrivare con un nave portacontainer dalla Cina! Mhà…vai a capire il senso degli affari del Napoletano sarà stato mica stupido?

No! certamente no, perchè il Napoletano, lo avrai capito, era il  reale proprietario della società Libanese, quindi in realtà tutto l’utile che avrebbe dovuto produrre in Italia e conseguentemente denunciare al fisco italiano (comprava a 4€ per rivendere a 40€) era prodotto in Libano, in Italia la società chiudeva i bilanci un anno in pari e due in perdita, ed il flusso di denaro nelle casse del galantuomo partenopeo scorreva facile.

Perchè il Libano? Nessun motivo particolare, come tanti altri paesi della famosa Blacklist, il Libano era considerato uno dei paradisi fiscali assieme a tutti questi altri Alderney, Andorra, Anguilla, Antigua e Barbuda, Antille Olandesi, Aruba, Bahamas, Bahrein, Barbados, Belize, Bermuda, Brunei, Costa Rica, Dominica, Emirati Arabi Uniti, Ecuador, Filippine, Gibilterra, Gibuti Grenada, Guernsey, Hong Kong, Isola di Man, Isole Cayman, Isole Cook, Isole Marshall, Isole Vergini Britanniche, Libano, Liberia, Liechtenstein, Macao, Malaysia, Maldive, Mauritius, Monserrat, Nauru, Niue, Oman, Panama, Polinesia Francese, Monaco, San Marino, Sark, Seychelles, Singapore, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Svizzera, Taiwan, Tonga, Turks e Caicos, Tuvalu, Uruguay, Vanuatu e Samoa.

Perchè alcuni stati sono considerati paradisi fiscali? Lo sono gli stati che hanno una tassazione particolarmente bassa o assente per i soggetti non-residenti e non aderiscono a nessun accordo internazionale per lo scambio di informazioni tributarie e bancarie.

Con la legge di stabilità del 2016  (legge n. 208/2015) però, c’è stata una corposa modifica ai criteri del sistema di individuazione dei paesi considerati paradisi fiscali. Mentre prima il ministero stilava la classica Blacklist, elencando quindi quei paesi considerati “OffShore” ( altro modo di dire paradisi fiscali), adesso

“i regimi fiscali, anche  speciali,  di  Stati  o  territori  si considerano privilegiati laddove il livello  nominale  di  tassazione risulti inferiore al 50 per cento di quello applicabile in Italia”. (Codice Tributario articolo 167 comma 4)

Questo significa che la presenza di un livello nominale di tassazione inferiore al 50% di quello applicabile in Italia è diventato l’unico criterio per inviduare tali Stati ai fini della discplina CFC (Controlled Foreign Company), e stà al contribuente verificare di volta in volta lo status di paradisi fiscali degli ordinamenti esteri con cui entra in relazione, attraverso un costante monitoraggio del livello di tassazione nominale e la presenza di eventuali regimi speciali. Si prevedono diversi problemi in arrivo riguardo a potenziali contestazioni dovute alla nuova formulazione, che lascia spazio a possibili interpretazioni divergenti, ma anche questa è un altra storia!

Per concludere, quella mia fantasia di andare OFF-Shore non mi è ancora passata,  valuto molto attentamente perchè ho una scarsa propensione al rischio, ed ho diverse proposte dai miei consulenti davvero molto interessanti, restate sintonizzati se vi interessa l’argomento perchè sarà ancora oggetto di nuovi post!

Hasta la Vista!

Libero.

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