Truffato dalla banca con le azioni illiquide | ecco come Banca Popolare di Bari truffava i suoi clienti

da Giu 20, 2019Azioni illiquide Banche

Luigi Loconsole

La  mission è fornire il massimo supporto per rendere semplici i percorsi più insidiosi. Avere sempre a disposizione qualcuno che ti assiste in ogni delicato passo da compiere verso l’ obiettivo, è un valore aggiunto insostituibile, un punto focale del percorso verso il successo. Sono qui per assisterti, guidarti, consigliarti in scelte che stai affrontando per la prima volta, attraverso la mia rete di professionisti specializzati.

Probabilmente sarò presto denunciato per diffamazione dalla Banca Popolare di Bari per aver rivelato in che modo hanno trattato per anni i loro clienti e soci, perseguendo l’unico evidente obiettivo di salvare l’azienda da una gestione fallimentare.

Mi beccherò una denuncia, ma voglio farvi toccare con mano ciò che hanno fatto le banche come la Popolare di Bari, e tante altre banche italiane, in barba alle norme che regolano i rapporti tra intermediari finanziari e clienti retail.

Ovviamente ciò che racconto è la verità, per questo non mi preoccupano le denunce, e produrrò anche le prove di quello che affermo, anche se non coinvolgerò il soggetto debole, vale a dire non rivelerò l’identità del truffato che mi ha pregato di mantenere l’anonimato.

Cominciamo spiegando cosa sono le azioni illiquide affinchè tutti possano comprendere.

Sapete che l’azione di una società può essere venduta ad un altro soggetto che decide liberamente di acquistarla ad un determinato prezzo.

Sapete anche che esiste la Borsa Valori dove alcune società  “quotate” mettono in vendita le loro azioni, queste azioni quotate in borsa hanno un prezzo, il quale viene definito dalla classica legge della domanda e dell’offerta. E’ “Il Mercato” a fare il prezzo. Se c’è domanda il prezzo sale, se la domanda scarseggia il prezzo scende.

Ma quando una società per azioni non è quotata in borsa? chi decide il prezzo di quelle azioni?

E’ il consiglio di amministrazione della stessa società, che a seguito di valutazioni di tipo quasi prettamente patrimoniali, ne decide il valore ed il prezzo a cui possono essere vendute.

Solitamente in Borsa, essendo un mercato aperto e regolamentato, i titoli quotati trovano  un certo numero di compratori e venditori, a volte sono investitori, a volte sono semplici speculatori ma che comunque svolgono una funzione utile, offrono liquidità al titolo.

Un titolo può dirsi liquido quando viene scambiato con una certa frequenza e lo spread tra Bid ed Ask (scusate se sono tecnico ma sono pratico di ste cose), dicevo il prezzo tra chi vuole comprare e chi vuole vendere non è molto distante.

Vi faccio un esempio: se osserviamo il book di negoziazione di Intesa San Paolo spa avremo una proposta di negoziazione in acquisto ad 1,8500€ per azione ed una proposta di negoziazione in vendita a 1,8502€ per azione, come notate abbiamo una differenza minima tra chi vuole acquistare e chi vuole vendere.

Intesa San Paolo spa  in un solo giorno scambia una media di 10.000 contratti e 80 milioni di azioni.

Un’ azione senza liquidità può non scambiare per giorni, e la differenza di prezzo tra chi vuole acquistare e chi vuole vendere può diventare tale da non far incontrare mai compratori e venditori.

Quindi, secondo voi, chi acquista una azione che non ha liquidità rischia tanto quanto chi acquista una azione liquida e quotata su un mercato regolamentato da Borsa Italiana?

Evidentemente no!

Se posseggo una azione illiquida potrei avere grosse difficoltà a rivenderla, potrei non trovare un compratore per mesi ed essere costretto a rivenderla ad un prezzo molto lontano da quello che l’ho pagata.

Questa differenza di rischiosità evidentemente non era nota alla Banca Popolare di Bari quando proponeva le sue azioni illiquide agli ignari investitori, ma procediamo per gradi.

Il nostro amico Franco (nome di fantasia, …e non è sardo), ha dei risparmi in banca che pensa giustamente di investire in qualche modo per non lasciarli lí ad ammuffire con quello che danno le banche sui conti corrente.

Franco non è un esperto di finanza, a mala pena sá cosa sia un’ azione o una obbligazione, quello che sá però è che non vuole perdere i suoi soldi e preferirebbe investirli in modo poco rischioso, anche se non saranno molto remunerativi, basta che non ci rimette.

Estratto del dossier titoli

E cosi cominciò l’avventura del nostro Franco che si fece vendere dal zelante impiegato di banca, un bel po di obbligazioni (per fortuna) ma anche qualche azione.

Come possiamo subito notare dall’estratto del dossier titoli qui sopra, la stessa banca definiva le proprie azioni (illiquide)  a rischio BASSO mentre le Telecom Italia quotate in Borsa Italiana, sul mercato delle 40 azioni italiane più capitalizzate,  e quindi liquide,  a rischio ALTO…cominciamo bene!!

Leggete qui cosa scrive l’ ACF (Arbitro per le controversie finanziarie della Consob), nella decisione n. 714 del 1.08.2018, decisione presa a fronte di un ricorso contro Banca Popolare di Bari. L’ACF riteneva che “Detta valutazione in ordine alle proprie azioni, in particolare fino al 31.12.2015, suscita perplessità in considerazione del fatto che trattasi di quote di capitale di rischio e di strumenti illiquidi, che espongono quindi il cliente non solo alla perdita dell’intero capitale investito ma, altresì, al rischio di non riuscire a disinvestire in tempi ragionevoli i titoli.”

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Forse molti di voi non lo sanno ma prima di vendervi un qualsiasi strumento finanziario, l’intermediario di turno (in questo caso la banca stessa nel ruolo di emittente e di intermediario), deve sottoporvi un questionario di profilatura secondo le regole dettate dalla famosa normativa MIFID.  Il questionario serve ad appurare che tipo di investitore siete, se siete esperto o meno, quale sia la vostra propensione al rischio, quali siano i vostri obiettivi di investimento ecc. ecc.

Una volta determinato che tipo di investitore siete, assegnandovi un determinato profilo, la banca deve astenersi dal proporvi tutti quegli strumenti finanziari che non sono compatibili con il vostro.

Come potete notare dal questionario qui allegato il nostro amico Franco rispondeva cosí:

estratto del questionario di profilatura

Di certo Franco non era quel che si dice uno speculatore incallito!

Passa del tempo e il dossier titoli del nostro Franco comincia a subire delle modifiche… Franco viene chiamato in banca perchè alcune delle sue obbligazioni sono in scadenza e non conviene mantenere della liquidità sul conto, soprattutto alla banca non conviene….

estratto titoli 2

E’ il 2013 e la Banca Popolare di Bari, implicata nella  disastrosa gestione Tercas,  ha bisogno di denaro fresco, autorizzata dalla Consob e dalla Banca d’Italia effettua un’ operazione di aumento di capitale con emissione di nuove azioni.

A chi venderle queste nuove azioni? In primis ovviamente a chi è già azionista, come saprete se sei azionista hai anche un diritto di prelazione sulle nuove azioni emesse dalla società, è un tuo diritto, ma non un obbligo…

Sta di fatto che tantissimi azionisti sono stati convinti ad aderire all’aumento di capitale, Franco non aveva molta disponibilità di altri liquidi cosi la banca si è subito data da fare a procurargliela, quindi via le Telecom Ordinarie (quelle sono rischiose), vendiamo alcune obbligazioni anche se vicine alla scadenza cosí becchiamo anche le commissioni…e il gioco è fatto.

Adesso come vedete il portafoglio titoli di Franco ha solo prodotti della BPB. Ma il meglio deve ancora arrivare….

Siamo alla fine del 2014 e la Banca Popolare di Bari ha bisogno di un nuovo aumento di capitale, in portafoglio ancora qualche obbligazione e nuove azioni illiquide, anche di un altro tipo, quelle CUM BONUS, che prelibatezza, costano anche un po meno delle altre…

Tra parentesi nell’ottobre 2018 la Consob ha comminato multe per circa 2,6 milioni di euro alla banca e ai vertici dell’istituto, tra i quali Marco Jacobini e l’ex direttore Vincenzo De Bustis. Le violazioni riguardano tra l’altro le informazioni contenute nei prospetti per gli aumenti di capitale del 2014 e del 2015.

Senza portarvela troppo per le lunghe qui sotto l’ultimo estratto dossier titoli di Franco:

estratto dossier titoli 4

Si nota con estrema evidenza, come negli anni la Banca abbia fatto muovere il dossier titoli di Franco in una direzione ben precisa, il livello di concentrazione dei titoli di Banca Popolare di Bari ha raggiunto un livello abnorme, il peso dell’azionario rispetto l’obbligazionario è sproporzionato nonostante il profilo di rischio del cliente.

Le azioni in possesso di Franco adesso non valgono più 9,53€ ad azione ma vengono qui riportate a 5,4€ ad azione con una perdita secca di quasi il 50%, ma c’è di più.

Nel frattempo le azioni di Banca Popolare di Bari sono approdate al mercato HI-MTF dove finalmente vengono quotate,  il loro valore però dopo una partenza intorno ai 5,40€, precipita a 2,38€ per azione, ed è da diversi mesi che non avvengono scambi neanche a questo prezzo.

Presumibilmente, dopo quello che è successo, nessuno acquisterà mai queste azioni, salvo un intervento delle autorità che dubito agiranno in favore degli azionisti, quindi se non c’è nessun compratore queste azioni oggi valgono ZERO!

Ora penso che chiunque si stia ponendo alcune domande, come poteva la Banca Popolare di Bari vendere ad un cliente come Franco le azioni illiquide? come poteva definirle con un grado di rischio basso!?!

Dove erano Banca d’Italia e Consob? Non si sono accorti di nulla?

Quello che più temeva Franco in realtà si è avverato, ed a nulla è valso dichiarare fin da subito alla banca che lui non voleva rischiare nulla.

Per fortuna Franco ha incontrato sulla sua strada qualcuno pronto ad aiutarlo ed un primo riconoscimento lo ha già ottenuto, e presto anche un ristoro economico,  grazie ad un avvocato di cui sentirete parlare presto.

Un avvocato che si stà muovendo non solo a difesa dei singoli clienti danneggiati, ma che sta impugnando tutti i decreti sino ad ora emessi dal governo  per “aggiustare” , sempre a scapito dei risparmiatori, le nefandezze commesse da questi delinquenti.

La storia di Franco è comune a tanti risparmiatori, Veneti, Toscani, Pugliesi….probabilmente in ogni regione d’Italia c’è una Banca Popolare di Vattalapesca che ha agito in questo modo.

Vi terrò aggiornati sui prossimi sviluppi, per favore sostenete questa mia iniziativa di denuncia condividendo questo articolo ed i prossimi che arriveranno…

Questo è il mio contatto luigiloconsole72@gmail.com, usatelo se vi serve approfondire la questione e se cercate un aiuto nel caso  siate rimasti implicati anche voi come Franco.

CIao.